Unione alle vongole

 

Dopo la Brexit (quella vera, non quella che per scherzo abbiamo trattato qui in riferimento all’uscita di Brescia dalla Ue) è tutto un tripudio di dichiarazioni a favore dell’Unione Europea.

 

Tutti a bastonare il popolo bue che in Britannia ha votato per l’uscita, fino a dire, nemmeno tanto sottovoce, che su certe questioni dovrebbero dire la loro e votare solo le persone istruite, per bene e ben vestite.

 

Evviva l’Unione europea e i suoi illuminati timonieri (quelli che contano, detto per inciso, sono tutti nominati: gli eletti contano come il due di briscola), gli euroburocrati a corredo e pazienza per il fiume di soldi che costa tutto l’ambaradan, e pazienza se quando le questioni si fanno veramente serie il concetto di Unione va a farsi friggere e ogni Paese fa il proprio interesse, e pazienza, ancora, se quando si prendono delle decisioni che coinvolgono tutta l’Unione – vedi sanzioni alla Russia – il meccanismo è quello di chi si randella gli zebedei per compiacere l’amico grosso che lo chiede.

 

Tutto questa è minutaglia populista, feccia plebea di chi non sa vedere come l’Unione europea, i suoi timonieri, i suoi burocrati, siano capaci, in tempi difficili, di scaldare i cuori della gente e volare alto proponendo grandi ideali e nobili prospettive.

 

Insomma, quando la leadership serve, la Ue la sa trovare, perbacco!

 

Un esempio?

 

Proprio a cavallo della Brexit è stata accolta la richiesta di riduzione della taglia minima delle vongole pescabili in Italia, abbassata da 25 millimetri fino a 22 millimetri. La questione sul mollusco bivalva andrà al Consiglio e al Parlamento Europeo per l’approvazione entro i prossimi due mesi, ovviamente se non saranno sollevate riserve.

 

 

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