Trovarsi a date fisse, condividere i dati e copiare da chi fa meglio

Un gruppo dei migliori. Per trovarsi periodicamente, condividere tutti i dati, analizzarli insieme e capire, ognuno per la propria azienda, cosa si può prendere da chi fa meglio e cosa si può dare a chi fa peggio.

Funziona?

Certo che sì. Che poi il gruppo sia composto da dieci o quindici o venti allevatori poco importa, Il senso è quello di trovarsi, confrontarsi, scambiarsi i dati, analizzarli insieme. E insieme crescere, perché nel medio-lungo periodo è inevitabile una crescita di tutti verso l’alto.

È uno dei tantissimi spunti emersi dal convegno di venerdì scorso sul crossbreeding, sui quali ci sarà modo di tornare in più di un’occasione.

È stato interessante ascoltare da Ben Andersen – tra le altre cose – che egli è in contatto con una decina di allevatori negli Usa, i migliori per risultati e prestazioni della stalla.

Ebbene, una volta l’anno si ritrovano, si mettono i dati delle rispettive stalle sul tavolo, li si osserva, analizza, commenta. E ognuno può trarre spunto per migliorare dove serve.

È stato così anche per lui, ha raccontato.

Andando per la prima volta a questo incontro con un valore di PR della stalla, alcuni anni fa, pensava di fare un figurone con il suo dato attorno al 25%. E, invece, seduti accanto a lui c’erano allevatori che riguardo al PR avevano dati assai migliori.

Dunque? Dunque – ha raccontato – ha chiesto cosa facessero e a deciso di fare come loro. La cosa più semplice e pragmatica che ci sia: fare come chi fa le stesse cose, ma le fa meglio.

Nel caso specifico, queste stalle – stalle dedite al crossbreeding come quella di Ben Andersen – praticavano anche la sincronizzazione. Sincronizzazione che ora è diventata la regola anche alla Andersen Dairy, e il PR è arrivato al 36-40%.

Ora, si può ragionare sull’opportunità o meno di inserire la sincronizzazione in stalla e l’uso di ormoni, ma ciò non scalfisce minimamente il concetto base: il miglioramento è sempre a portata da mano, perché c’è sempre qualcuno che fa meglio di noi. E anche da chi fa meno bene è pur sempre possibile trovare punti di miglioramento applicabili alla nostra realtà.

 

Quello che ha raccontato Ben Andersen non è fantascienza, ma la cosa più facile del mondo: fare un gruppo, trovarsi a date prestabilite, scambiarsi i dati, analizzarli e vedere cosa può essere copiato.

 

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