Due mungiture nei primi trenta giorni e poi tre

Giusto per sottolineare che, apparentemente, vale un’ipotesi e anche quella contraria, dopo quella di mungere quattro volte nei primi quaranta giorni e poi tre, ecco la possibilità opposta: fare due mungiture nelle prime settimane di lattazione, per poi passare a tre successivamente.

Questo al fine di migliorare lo stato metabolico di bovine ad alta produzione.

E quali sarebbero gli effetti complessivi sulla lattazione?

 

È l’interrogativo che si è posto il gruppo di ricercatori il cui lavoro, pubblicato su Journal of Dairy Science, può essere visto cliccando qui.

 

Un interrogativo interessante, perché pone una terza opzione – peraltro già applicata in qualche stalla – tra le due e le tre mungiture quotidiane. Certo non è facile da organizzare a livello logistico, ma restiamo alla ricerca.

 

Essendo la primissima fase di lattazione quella più critica in termini di fabbisogni energetici e capacità di farvi fronte da parte della vacca da latte, e arrivando questa situazione agli estremi in bovine ad alte e altissime prestazioni, anche la frequenza di mungitura può giocare un ruolo.

 

Per chi ha fretta, queste le conclusioni del lavoro: con due sole mungiture anziché tre nei primi trenta giorni di lattazione, per passare poi a tre successivamente, migliora la situazione metabolica di bovine altamente produttive, con limitati effetti sulla produzione.

 

Qualche dettaglio.

 

Obiettivo dello studio, come detto,  era determinare quanto e come avesse un effetto su vacche a elevate produzioni ridurre la frequenza di mungitura nei primi 30 giorni di lattazione. In particolare si è valutato produzione di latte, assunzione di sostanza secca, stato metabolico ed effetto trascinamento sulle fasi successive si lattazione.

 

A questo scopo 42 bovine pluripare sono state divise in due gruppi omogenei.

 

Il gruppo di controllo veniva munto tre volte al giorno, nell’altro le bovine erano munte due volte il giorno per i primi 30 giorni, per passare successivamente alle tre mungiture giornaliere.

 

Dei campioni di latte sono stati presi due volte la settimana,assunzione di sostanza secca individuale, produzione di latte, peso corporeo sono stati registrati quotidianamente. Campioni di sangue sono stati presi tre volte la settimana, da 14 giorni pre parto fino al 45° giorno di lattazione.

 

Qualche risultato.

 

La produzione di latte nei primi 30 giorni di lattazione era del 8,6% più alta (49,3 e 45,4 kg/d, rispettivamente) nel gruppo a tre mungiture così come la produzione di solidi totali del latte; la percentuale di grasso era più bassa (3,96% e 4,27% rispettivamente) nelle bovine del gruppo con tre mungiture riferita a quella del gruppo a due mungiture. La produzione di latte corretta al 4% di grasso era simile per i due gruppi. Idem per l’assunzione di sostanza secca.

 

Il bilancio energetico nei primi 30 giorni di lattazione era più basso nelle bovine con tre mungiture rispetto a quelle con due.

 

Nessuna differenza è stata osservata tra i due gruppi dal 31° al 100° giorno di lattazione per produzione di latte (circa 56,3 kg/d in entrambi i gruppi) solidi totali, assunzione di sostanza secca e quantità di latte per unità di sostanza secca.

 

La concentrazione di glucosio nel sangue tra il giorno 0 e il giorno 30 di lattazione era più bassa e la concentrazione di beta-idrossibutirrato era più alta nelle bovine con tre mungiture rispetto a quelle con due.

 

Il 10di bovine con tre mungiture ha ovulato entro il 15° giorno di lattazione, contro il 40% del gruppo a due mungiture, senza particolari effetti sulle caratteristiche del follicolo preovulatorio.

 

Conclusioni dei ricercatori: ridurre al frequenza di mungitura da tre a due volte il giorno durante i primi 30 giorni di lattazione migliora il bilancio energetico e lo status metabolico, con solo un minimo effetto sulla produzione.

 

Detto ciò, un conto è la ricerca, un conto è la pratica. O, meglio: c’è la via della ricerca che indica percorsi e possibilità, poi tutto questo viene declinato nella realtà di ogni giorno e ognuno può trovare il suo punto di equilibrio. Che non è mai lo stesso per ogni stalla.