Togli animali, la produzione non scende

Quando in queste settimane qualcuno ha tolto qualche capo per cercare di ridurre la produzione, si è accorto che in realtà la produzione non diminuiva affatto. Meno animali, stessa produzione.

 

Anche questo è uno di quei messaggi che questa emergenza sta dando: la produzione si fa con gli animali, ma se questi sono troppi per le misure, gli spazi e le attrezzature a disposizione, il loro numero diventa un freno.

 

Non solo: ci sono più spese, c’è più lavoro, ci sono più imprevisti.

 

Non è tanto – o non solo – una questione di misure tabellari ma di equilibrio che ogni stalla ha, fatto di strutture, di spazi, di suddivisioni, di personale, di protocolli gestionali.

 

Questo equilibrio è un fatto specifico per ogni stalla, che si raggiunge per approssimazioni successive, e che è anche faci le superare.

 

Le produzioni si mantengono alte e questo maschera le cose, non fa vedere fino in fondo che si è superato il punto di equilibrio e si comincia a perdere colpi.

 

Non è mai, in genere, un sovraffollamento eclatante: piuttosto un sovraffollamento diciamo così “subclinico”, che si vede e non si vede e che non si direbbe sia deleterio e, anzi, una piccola forzatura, con qualche capo in più aggiunto nel tempo, non può che fare bene alla quantità di latte che si vende.

 

Salvo, come in queste situazioni forzate, togliere animali e vedere che il latte resta lo stesso, però con meno capi, con meno costi, con meno oneri. Vuol dire che il latte che si faceva prima costava sicuramente di più.

 

 

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