La stalla da latte del futuro? Venderà latte, ma anche altro

Vendere latte, crediti di carbonio, sostenibilità, biodiversità, energia e altro ancora.

Questo lo scenario che aspetta chi alleva vacche da latte, e che è stato ben delineato anche nella prima relazione dello Strategic Dairy meeting in corso ora. 

È un trend ben delineato dalla evoluzione degli aventi, che creeranno inevitabilmente nuovi modelli di businnes e nuove fonti di reddito. Facile? No di certo. Come avverrà questa transizione? Nessuno lo sa con precisione. Ma si sa che sarà così e chi si saprà adattare continuerà, chi non sarà in grado di adattarsi perderà terreno, avrà percorsi di vendita sempre più stretti e poco remunerativi che potrebbero metterlo sempre più nell’angolo.

Al contrario, che saprà già ora immaginarsi come multi-produttore (appunto: latte, crediti di carbonio, biodiversità, energia, CO2 alimentare…) sarà sicuramente avvantaggiato, trovandosi pronto quando i contorni saranno meno fumosi.

Perché questo nuovo modello produttivo, questo nuovo paradigma, richiede tempo, creatività, metodi di lavoro alternativi. Che significa animali differenti, produttivi ma meno esigenti, fors’anche meno produttivi, ma a tutto vantaggio di sanità, sostenibilità, resilienza. Magari con allevamenti anche meno selezionati e meno mono-razza.

Significa anche allevamenti in equilibrio con la terra disponibile, non solo per i reflui, ma anche per l’autosufficienza alimentare, in primis quella proteica, quella più penalizzante in termini di CO2. E terra coltivata con tecniche nuove, in grado di favorire l’accumulo di carbonio. 

Già, ma chi pagherà tutto questo? Come si sosterrà economicamente la transizione?

Questa è la scommessa. Avete presente quei film nei quali l’eroe di turno salta sui tronchi galleggianti e si tiene a galla, arrivando all’altra riva? Ecco, la vedo più o meno così. 

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