Saper fare e far sapere: l’organizzazione fa la forza

Prediamola alla lontana.

Il pugno di legioni con  Giulio Cesare ha fatto quel che ha fatto in Gallia (e che lui ha trascritto, per quanto sulle ricostruzioni dei vincitori è lecito dubitare, dai tempi antichi a quelli attuali in cui si sbandierano attacchi con armi chimiche e si è inventata la prassi della guerra umanitaria)… dicevo il gruppo di legioni al comando di Cesare era composto da gente, almeno fisicamente (italici, ispanici) messa un po’ maluccio rispetto ai Galli, che come tutti i popoli del nord avevano statura e forza dalla loro.

Eppure questi piccoletti  hanno messo ko gli spilungoni nordici.

Come?

Semplicemente, si fa per dire, opponendo una forza organizzata a una disorganizzata.

La legione romana era un meccanismo formidabile di sincronia e disciplina: non combatteva il singolo, combatteva la legione. E, di fronte a questa sorta di monolite organizzato andavano a sbattere senza risultato gli attacchi disordinati delle orde barbariche.

Grandi, grossi, forti ma disordinati. E quindi inefficaci.

Veniamo a noi e alla questione legata alla comunicazione di ciò che è e ciò che non è l’allevamento e la produzione animale.

Le forze in campo sono apparentemente impari: decine di migliaia di produttori da una parte, messi sotto attacco da forze di gran lunga più esigue, infinitesimamente più ridotte.

Eppure, come i piccoletti di Cesare, queste forze numericamente ridottissime nella battaglia della comunicazione tengono sotto scacco migliaia e migliaia di produttori e le stesse filiere che essi forniscono.

Riescono nell’intento perché sono organizzate, disciplinate, motivate. Si muovono utilizzando al meglio le tecnologie disponibili. Concentrano tutta la forza su pochi punti di facile presa per il consumatore distratto e fanno passare poco alla volta il messaggio che a loro interessa.

Dall’altra parte, come i barbari del tempo che fu, si va alla spicciolata, ognuno attacca come può, dove crede, quando riesce. Non c’è mai un attacco organizzato, ma solo un ribattere di volta in volta a questa o a quell’incursione, sfiancandosi senza costrutto.

A chi attacca con dardi precisi e accuminati, pochi ma ben mirati (ad esempio il poco benessere, la chimica a go-go, le malattie nelle stalle, lo sfruttamento) si risponde pensando di spiegare ogni volta tutto dalla A alla Z, come se il consumatore distratto andasse oltre pochi concetti, un titolo o poco più.

Soprattutto non c’è una regia, non c’è un’organizzazione, non c’è una professionalità nel far sapere paragonabile a quanto c’è nel saper fare.

Così succede che un manipolo organizzati, pur con argomentazioni a volte al limite del grottesco, tiene testa, nell’arena comunicativa, a tutti i produttori animali.

Niente è ancora perso, intendiamoci, ma di battaglia persa in battaglia persa, Vercingetorige si è trovato a sfilare in catene tra le strade di Roma.

testain3

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