Meno antibiotici in allevamento? Per gli allevatori inglesi si può fare (e anche un po’ si deve)

 

Nove allevatori su dieci tra i partecipanti a una recente ricerca, svolta in Inghilterra dalla Royal Association of British Farmers, hanno sostenuto che il settore della produzione di latte deve assumere un ruolo guida nella lotta alla antibiotico resistenza.

 

Gli stessi allevatori pensano inoltre che nei prossimi cinque anni dovranno tagliare il loro utilizzo di antibiotico in stalla di almeno un terzo nella terapia dell’asciutta e di un quinto nel trattamento delle mastiti cliniche.

 

La ricerca, che ha coinvolto oltre 300 allevatori, manager di stalla da latte, dairy workers, è stata condotta in collaborazione con l’Università di Bristol ed era volta a determinare l’orientamento degli addetti ai lavori circa l’uso e le prospettive degli antibiotici nella produzione di latte e carne.

 

La sig.ra Wastenage, membro del Consiglio della Royal Association of British Farmers e allevatrice ella stessa, ha sottolineato come parte delle motivazioni alla riduzione degli antibiotici arrivino dall’interessamento di altri segmenti della filiera. “Tre quarti degli intervistati ha detto che gli acquirenti del loro latte cominciano a fare domande sull’utilizzo di antibiotici”, ha detto.

 

L’88% degli intervistati è d’accordo sul bisogno di ridurre l’uso di antibiotici, prima che gli allevatori siano obbligati a farlo.

 

La sig.ra Wastenage ha anche sottolineato come i veterinari rivestano un ruolo cruciale e da essi possano arrivare input importanti nelle aziende da latte. Lo stesso per i consulenti zootecnici, che dovrebbero supportare gli allevatori nella riduzione dell’uso di antibiotici.

 

Tra le misure da considerare con maggiore attenzione la terapia selettiva con antibiotico per le vacche in asciutta, un più attento ricorso alle vaccinazione, l’utilizzo di rilevatori elettronici della temperatura corporea, una migliore ventilazione e più funzionali strutture di allevamento.

 

dsew

 

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