L’ipotesi bizzarra del carro unifeed condiviso

E se un’azienda condividesse con un’altra l’acquisto e l’uso del carro unifeed?

 

Non una frase tanto per dire, ma l’intenzione seria, serissima di un’imprenditrice, titolare di una stalla con circa 150 vacche in mungitura.

 

Vero è che la parola condividere non ha grande patria nel settore, ma non per questo è un termine da abolire dal novero delle ipotesi.

 

L’idea poggia su un suo ragionamento che non fa una piega: “Non ho soldi illimitati da spendere per ammodernare la mia azienda, dunque li impegno in tecnologia e attrezzature che lavorino possibilmente ogni giorno dell’anno“.

 

Ecco perché l’azienda ha un ridottissimo parco macchine e si affida totalmente a terzisti per la campagna.

 

Già, direte, ma cosa c’entra in tutto questo il carro unifeed?

 

Ci arriviamo. Come spiega la mia interlocutrice, è fondamentale avere in azienda un carro che lavori benissimo perché è uno snodo fondamentale per una alimentazione efficace delle bovine.

 

Dunque bisogna avere il meglio e il meglio costa.

 

Ma è anche vero che un carro unifeed non lavora in una stalla per tutta l’intera giornata. Dunque è un investimento che potrebbe essere diviso con un’altra azienda: metà costo, metà oneri di ammortamento.

 

Addirittura si può immaginare che il carrista sia unico, e lavori la sua giornata nelle due aziende.

 

Non si tratta, come dicevo, di un ragionamento in astratto, bensì un intento preciso su cosa fare allorché l’attuale carro unifeed aziendale sarà da sostituire.

 

Del resto di aziende nel raggio di pochi chilometri ce n’è più di una e, con un po’ di fortuna, si potrebbe trovare anche un vicino che la pensa allo stesso modo.

 

Riuscirà nel suo intento? Auguri.

 

 

 

 

 

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