Il problema delle curve

L’immagine non è una scritta in qualche neolingua e nemmeno una password originale, ma solo una rappresentazione veloce delle svariate curve che potrebbero segnare la situazione economica futura, con particolare riferimento ai consumi. Nell’asse verticale trovate appunto i consumi, in quello orizzontale il tempo.

 

E’ materia su cui si stanno arrovellando economisti e politici, ma direi tutti quanti noi: come saranno i mesi futuri? come sarà la ripresa? che ripercussioni ci saranno? quando si tornerà alla normalità e, soprattutto, cosa sarà il nuovo paradigma di normalità?

 

Ebbene (anche) a queste domande ha cercato di dare una risposta una ricercatrice di una nota banca internazionale intervenuta in un interessante webinar ieri sera, dedicato a fare il punto sulla situazione con focus, ovviamente, sul settore dairy.

 

Ci sarà tempo e modo per riparlarne – state sintonizzati – ma una prima indicazione è interessante: nessuno, dicasi nessuno, ha idea certa di come saranno le cose da qui a un mese, a tre mesi, a sei mesi.

 

Viviamo una situazione inedita, eccezionale, con metà della popolazione mondiale sottoposta a misure di contenimento. E, dettaglio non da poco, in questo gruppo ci sono i Paesi che fanno la maggior parte del PIL mondiale.

 

Ma al rischio sanitario si sta affiancando quello di una crisi economica senza eguali, perché ci sono interi settori produttivi praticamente azzerati:  il sasso del Covid 19 lanciato nello stagno dell’economia mondiale sta provocando onde che allargandosi si ingrossano e coinvolgono tutto e tutti.

 

Per questo chi per lavoro analizza e prevede non sa bene cosa dire e si premura di sottolineare che potrebbe essere così, ma anche no. Perché, altro punto da considerare, piani di aiuto all’economia così massicci non sono mai stati messi in pista dagli Stati e anche sul loro effetto a medio e lungo termine non si hanno che ipotesi.

 

E torniamo alle curve.

 

Sulla ripresa dei consumi ci si interroga e le ipotesi sono tante quante le diverse linee. C’è la curva a V, che indica il crollo dei consumi a cui potrebbe seguire una altrettanto rapida ripresa; la curva a U, più o meno larga, con la caduta seguita da una fase di crescita lenta e poi più decisa. C’è la curva a L, che indica la situazione di una caduta a cui non segue la ripresa, ma un nuovo equilibrio su una base molto più bassa. Oppure la curva VV, ossia una ripresa alla caduta iniziale ma poi, per esempio a causa di una seconda ondata di contagi, una caduta successiva. Infine la curva stile Nike, con una ripresa dopo la caduta molto, molto lenta e molto spostata nel tempo.

 

Come vedete ho tratteggiato con un colore la parte di curva indicativa della ripresa. Questo perché un altro interrogativo a cui ora non si ha risposta è legato alla lunghezza della linea che sale, ossia all’entità dei consumi. Torneranno al livello precedente? Si fermeranno più in basso? Quanto peserà la caduta dei redditi e quindi del potere di acquisto di milioni di persone rimaste senza lavoro e redditi da sussidi o poco più sulla sulla ripresa dei consumi?

 

Ora, il comparto alimentare ha una sua cifra anticiclica che lo rende meno a rischio di altri settori circa la ripresa dei consumi, ma non al punto da essere protetto.

 

La rimodulazione in corso di acquisti e consumi, segnata in maniera drammatica dal crollo del canale HoRECa, è un segnale che anche nel mondo dairy la guerra sarà lunga e sanguinosa. 

 

Come finirà? Lo scopriremo solo vivendo, cantava Battisti. E in questi tempi di pestilenza – va pur detto – ha un suo significato non disprezzabile anche il solo vivere.

 

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