Lettiera compost? Qui il carico animale è alto, eppure funziona

Torno a parlare di lettiera compost perché l’argomento è di grande interesse (almeno per me) e perché vedo che la teoria trova sempre nella concreta applicazione delle aziende declinazioni variegate.

È il caso di questa stalla, zona Parmigiano, dalla quale sono uscito portandomi dietro vari spunti interessanti, alcuni dei quali cerco qui brevemente di sintetizzarvi.

Non me ne voglia l’amico allevatore, ma al primo impatto visivo non si poteva non notare un certo carico animale. Diciamo che quanto a metri quadri per capo si era decisamente sotto il limite considerato il minimo per una lettiera di questo tipo.

Eppure, malgrado ciò, questa lettiera fa la sua parte egregiamente, mi spiegava l’allevatore: garantisce tutti i vantaggi della lettiera quanta comfort, e poi mastiti rare, cellule basse, mediamente su valori di 150-160mila. 

Anche in inverno, anche nelle giornate più umide e fredde, la lettiera tiene, malgrado – ripeto – il carico animale.  

Possibile?

Giudicate voi. Però ci sono dei dettagli che sicuramente hanno un certo peso nel compensare gli effetti negativi dell’alto carico animale.

Per cominciare un primo punto: la superficie su cui poggia la lettiera è leggermente inclinata, sia da una parte che dall’altra, verso le due corsie di alimentazione laterali. Questo fa sì che le urine tendano a scorrere lateralmente, almeno in parte, verso le due estremità.

A questo punto entra in scena un altro dettaglio: niente muretto di contenimento. No, spiega l’allevatore: se ci fosse bloccherebbe le urine all’interno della lettiera. E sappiamo che il nemico numero uno di una lettiera compost è il ristagno di umidità. 

Due volte al giorno viene distribuita della paglia lungo la corsia di alimentazione (che non ha rispetta), per assorbire le urine, e si passa poi con la pala del trattore e si mette tutto nella letamaia. 

Non solo: la pendenza delle falde fa sì che ci sia un continuo scivolamento di lettiera matura dal centro verso le corsie, così che quando si porta via la paglia si allontana anche parte di questa lettiera. 

Ogni giorno poi viene aggiunta della segatura fresca (di abete) a sostituire quella rimosso.

Meglio piccoli quantitativi frequenti di lettiera aggiunta che grossi carichi periodici: è un altro suggerimento raccolto qui. 

Continuiamo: non ci sono doccette sulle corsie di alimentazione, perché non c’è bagnatura delle vacche. Ci sono i destratificatori a soffitto e solo loro. Questo significa che non si aggiunge acqua al sistema lettiera. La stalla è aperta, la zona sufficientemente ventilata e l’orientamento della stalla è nella direzione giusta per avvantaggiarsene.

C’è poi la lavorazione. Due volte il giorno, e con i denti del ripuntatore – spiega l’allevatore – che devono toccare il cemento del fondo, per essere sicuri che tutta la massa sia adeguatamente mossa e arieggiata.

L’altezza della lettiera poi deve essere contenuta – sottolinea ancora – e alta non più di trenta centimetri. Altrimenti – e racconta la sua esperienza iniziale con una profondità maggiore – le lavorazioni non riescono a interessare tutta la massa, e nella parte più profonda iniziano le fermentazioni e il riscaldamento. La lettiera qui è fredda e fredda deve essere. 

E se volete potete dare un’occhiata con i vostri occhi qui sotto il filmato.

Detto ciò mi fermo e lascio a voi ogni considerazione.

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