Latte in Europa: dalla seconda metà del 2017 riparte la corsa

 

Il recente rapporto della Commissione europea (Short-term Outlook for Eu agricoltural markets in 2017 and 2018,  puoi scaricarlo qui) prende in considerazione anche il settore del latte e individua le tendenze a breve.

 

In estrema sintesi: il 2017 sarà un anno di recupero per la produzione di latte europea, soprattutto per opera di quei Paesi che maggiormente avevano frenato.

 

Si attende soprattutto nella seconda parte del 2017 la maggiore crescita della produzione di latte, che potrebbe continuare nel 2018.

 

Di seguito vediamo qualche dettaglio del Rapporto.

 

Nel 2016 le consegne di latte nell’Unione europea sono aumentate dello 0,4% rispetto al 2015.

 

Il forte rallentamento nella raccolta di latte registrato nell’ultima parte del 2016 ha quasi completamente bilanciato il forte aumento di produzione registratosi nei primi quattro mesi del 2016. L’aumento di produzione non è stato uniforme: forti crescite si sono registrate in Olanda (+7,5%), Irlanda (+4,4%), Italia (+ 3,1%) e Polonia (+2,4%), in marcato calo invece in Gran Bretagna (-4,5%) e Francia (-2,5%), oltre che Belgio, Portogallo e Slovacchia.

 

Alla fine di dicembre 2016 il numero di bovine da latte nella Ue era stimato in 23,3 milioni di capi, solo lo 0,4% in meno rispetto all’anno precedente.

 

In molti Paesi, infatti, si sono registrate macellazioni elevate, ma anche notevoli inserimenti di manze e nell’insieme la mandria europea da latte si è mantenuta numerosa.

 

Questo conferma una tendenza di molti Paesi forti produttori che hanno optato per una riduzione della produzione più attraverso la leva alimentare che con la riduzione della mandria, per essere pronti a ripartire con l’innalzamento dei prezzi.

 

In Francia, ad esempio, la produzione di latte è calata in proporzione più di quanto sia diminuito il numero di capi, a dimostrazione che si sono scelte altre vie per diminuire la quantità di latte (ad esempio alimentazione meno concentrata o parti dilazionati).

 

Un punto importante sottolineato dal Rapporto è che l’aumento della produzione di latte non è necessariamente collegato a un contestuale aumento del numero di capi.

 

In molti Paesi si è avuto in questo ultimo periodo un aggiustamento strutturale e gestionale che ha aumentato l’efficienza delle aziende.

 

Non solo.

 

L’inserimento di un grande numero di manze in sostituzione di vecchie bovine contribuisce e contribuirà all’aumento della produzione senza un contestuale aumento significativo del numero di capi.

 

Si attende per il 2017 infatti un aumento della produzione media europea per capo del 2%, che annullerà la diminuzione del numero di capi prevista pari all’1,6%.

 

La diminuzione del numero delle bovine da latte è previsto più marcato in Olanda, per ottemperare alla legislazione sui fosfati

 

Complessivamente nel 2017 la produzione europea è prevista dal Rapporto in crescita dello 0,6% rispetto al 2016.

 

Tuttavia per il primo quarto dell’anno rimarrà al di sotto dell’equivalente primo quadrimestre del 2016.

 

Ipotizzando un livello costante dei prezzi attuali la crescita delle produzioni è attesa infatti nella seconda parte del 2017.

 

Nel 2018 ci sono possibilità di crescita ulteriore della produzione, specialmente se la domanda mondiale si manterrà buona e verrà rimosso il bando russo.

 

Oltre la crescita della produzione europea, per l’anno 2017 il Rapporto indica una serie di fattori che potrebbero avere un effetto frenante sui prezzi del latte.

 

Ad esempio la continua espansione della produzione Usa, il recupero della produzione in Nuova Zelanda e il permanere degli stock di latte in polvere negli stoccaggi dell’Unione.

 

Si sottolinea altresì il permanere di prezzi contenuti per l’alimentazione, che riducono la pressione sui costi di produzione.

 

Ancora è presto per avere una indicazione precisa su come sarà la stagione di pascolo nei Paesi dove la produzione di latte è basata fondamentalmente sul consumo d’erba.

 

Anche questo è un fattore importante da considerare: andamenti climatici favorevoli abbassano il costo di produzione e riducono la necessità di ricorrere a concentrati.

 

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