Lattazioni da 500-600 giorni per certe primipare?

 

La questione bolle in pentola, è all’inizio ma potrebbe diventare presto questione all’ordine del giorno nelle discussioni di stalla e accademiche. Già lo è, un po’ sottotraccia magari, ma il tema è presente. Soprattutto a livello di allevamenti e allevatori.

 

E il tema è quello dell’adottare lattazioni lunghe nella stalla, per le primipare. Lattazioni, per intenderci, di 500-600 giorni, allungando oltremodo il momento della fecondazione.

 

Perché questo? Per varie ragioni, che non vi dico io, ovviamente, ma un allevatore piemontese, ottimo allevatore, grandi produzioni, di quelli che anche calcano i ring e dalla cui stalla è uscito anche un toro che è stato primo in Italia. Insomma, uno che non parla a vanvera. 

 

E infatti non parla proprio a vanvera, e cita l’esempio di quello che ha sotto gli occhi: una primipara che, per varie ragioni, non tiene la gravidanza. Gravida una volta, persa. Gravida una seconda, persa. Ora è di nuovo gravida. Ma il punto è un altro: è in lattazione da quasi 600 giorni, fa attualmente 35 litri di latte, ma solo da poco, dopo che si è ingravidata per l’ennesima volta, perché altrimenti i litri erano 40 stabili.

 

Questa non è l’unica primipara che inizia a produrre e (quasi) non smette più in questa stalla. E arrivano al momento dell’asciutta con produzioni altissime, cosa che, tra l’altro, non rende nemmeno troppo facile l’asciugatura della bovina.

 

Da qui la questione che pone: serve davvero ingravidare così in fretta queste primipare? Forse serve il vitello? Anche no, visto il valore del vitello medesimo, esso è spesso più che altro un onere.

 

Poi c’è tutta la problematica della fine gestazione, del parto e del post parto, e della successiva fecondazione. Tutt’altro che un letto di rose, con mille problemi in agguato.

 

E allora torniamo alla nostra primipara e alla questione sul tappeto: dato che questa categoria di bovine ha una curva di lattazione molto più stabile delle pluripare, con minor picco, ma andamento più lineare, e che questa tendenza tende a protrarsi molto a lungo, perché interrompere con una gravidanza una velocità di crociera che procede così bene?

 

È un latte prodotto ad alta efficienza, riduce la quantità di farmaci per litro di latte prodotto dall’azienda e anche l’impronta di C02 della produzione aziendale si abbassa, grazie alla maggiore efficienza, riduce la quantità di lavoro necessaria, dato che la primipara in questione fa in pratica due lattazioni senza il parto di mezzo.

 

Del vitello “sparito”, con l’abbondanza di rimonta che c’è ormai grazie al sessato, nessuno sentirebbe la mancanza.

 

Ancora si dà il tempo alla primipara di crescere e svilupparsi, arrivando alla seconda gravidanza (in realtà nel tempo in cui, teoricamente, si sarebbe proceduto alla terza) più strutturata.

 

Il tutto senza perdere latte, perché, tornando alla manza dei 600 giorni di lattazione, sta facendo ora la quantità di latte  che farebbe un’onesta primipara in una lattazione “normale”.

 

Tutte le primipare sono adatte a questo salto di gravidanza? Certo che no.

 

Aiuta avere la terza mungitura, che sostiene la produzione nei picchi e nella durata.

 

E poi servono bovine figlie di tori con la massima spinta a latte, i più alti possibile (e pazienza se si perde in po’ di fertilità, visto che se ne riparlerà tra un paio d’anni).

 

Ovviamente ci sono dei risvolti negativi. Come la venuta in calore ciclica di questi animali, cosa che crea disturbo agli altri animali della mandria. Però, laddove è possibile, si potrebbero separare queste primipare da 600 giorni di lattazione in un box a parte. O, azzardiamo, intervenire farmacologicamante per sospendere il calore, anche se la strada del farmaco è sempre da scegliere come ultima di questi tempi e nei prossimi a venire.

 

Comunque sia,  la strada è percorribile.

 

Che poi l’interparto si allunghi a dismisura è una conseguenza irrilevante: in questo caso si accumuleranno giorni aperti in quantità, secondo gli standard classici. Ma con cinquanta litri di latte al giorno, mese dopo mese, sarebbero tutt’altro che un costo.