Il piccante non va più di moda

Qualcuno si ricorderà lo spot di uno spot, andato in onda alla fine degli anni novanta, dedicato al Provolone.

 

Lo potete vedere cliccando qui.

 

Ela Weber, procace personaggio televisivo di quell’epoca catodica, entrava in negozio e chiedeva ammiccante – mettendo in subbuglio il salumiere – del provolone “picanto”, perché a lei e ai suoi amici piaceva, appunto, “picanto”.

 

Eravamo alle porte del duemila, tutti aspettavano l’euro convinti che avrebbe portato prosperità, felicità, meno lavoro e stessi stipendi.

 

Il punto naturalmente non è l’euro, ma il “picanto”, il piccante, così apprezzato dalla soubrette e, a detta sua, da tutti i suoi amici.

 

Se fosse girato oggi, questo spot troverebbe altre sottolineature. Perché scarseggiano soubrette e giovani amici che apprezzano il gusto piccante, nella fattispecie coniugato al Provolone.

 

Non lo dico io, ovviamente, lo dice il responsabile marketing di una primaria cooperativa lattiero-casearia: i gusti dei consumatori stanno cambiando, le nuove generazioni sono un po’ diverse dalle precedenti. Danno meno valore alle cose, al possedere e ne danno di più a cose immateriali, ma non meno importanti, come i valori e il senso di felicità.

 

E cambiano anche i gusti. Il piccante si ritrae a favore del dolce. Lo stesso consumo di amari, diceva una volta uno storico professore, non è cosa da giovani da tempo.

 

E, infatti, per tornare al provolone, il tecnico di cui sopra diceva che, per loro, la produzione di provolone piccante è ora solo una nicchia. Trent’ani fa era il prodotto di punta, nel segmento.

 

Quale il punto di sintesi di tutto ciò? Chi fa latte e fa formaggi non può continuare a fare la stessa cosa per generazioni. Perché, appunto, le generazioni cambiano e cambiano anche i gusti e cambiano, di conseguenza, le scelte allo scaffale, che sia reale o online.

 

Nei gusti che cambiano dobbiamo metterci non solo il “picanto” che non è più di moda, ma anche valori come eticità, sostenibilità, emozioni, storie che il consumatore più giovane cerca nel prodotto che compra. Non li si misura in laboratorio, ma devono esserci e devono essere evidenti e percepiti.

 

Chi pensa che fare semplicemente latte basterà domani come è bastato ieri si sbaglia. Non è filosofia, è marketing.

 

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