Il film del biogas: pensavamo fosse un musical. Per qualcuno è diventato un horror

“Pensavamo fosse la ricetta per fare tanti soldi senza sforzo. Un forziere che bastava mettere in azienda per togliere monete d’oro ogni volta che volevamo”. A dirla così, con un linguaggio immaginifico che pur nella leggerezza non nasconde il lato amaro è un allevatore intervenuto a un recente convegno dedicato al biogas.
Non è stato così. Per molti non è stato proprio così.

Sembrava una passeggiata, invece la strada è diventata sempre più impegnativa e accidentata, al punto che c’è chi è rimasto in panne, fermo sul ciglio della strada. Per lui addio sogno di soldi facili, solo l’incubo.

Un incubo tanto più grande e spaventoso quanto più il sogno iniziale è stato fatto in grande. Potenze installate alte, più alte, altissime, sempre a inseguire il miraggio del megawatt.
Conti che sulla carta non facevano una grinza, o quasi (ma si preferiva non badarci). Occhi che – come Paperon de’ Paperoni – avevano il simbolo del dollaro – anzi, dell’euro – al posto della pupilla.

E la biomassa necessaria per alimentare il digestore? E l’esposizione verso l’esterno per reperirla? E, posto di reperirla senza problemi, come credere che i prezzi di oggi sarebbero stati ancora quelli di domani o dopodomani? E la terra per il reflui?
Massì, problemi minori: guarda qui che utile ogni anno!

Con questa accuratezza di analisi quanti impianti sono partiti? E quante, tra le aziende installatrici, hanno valutato con attenzione tutti i fattori di sostenibilità tecnica ed economica dell’impresa al cliente che avevano davanti, nella battaglia dei preventivi?
Risposta alla prima domanda: non tanti. Risposta alla seconda: non poche.

Aggiungiamoci lo Stato vorace e strabico, che da una parte concedeva incentivi grassi e succosi, ma negli anni sta facendo di tutto – agendo sulla leva fiscale – per riprendere con la destra quello che ha concesso e garantito a suo tempo con la sinistra.

E così, a distanza di qualche anno dal grande boom (in senso metaforico, trattandosi di metano meglio precisare) lo scenario è quello di un campo di battaglia: impianti che funzionano e generano reddito, impianti che arrancano, impianti fermi, tra lacrime e stridore di denti di chi pensava fosse un musical e si è trovato in un horror.

E questo non è tutto. Passato il tempo degli impianti che nascevano come funghi, hanno battuto in ritirata anche tante aziende costruttrici, che lasciano il mercato italiano.
Ma lasciano anche i titolari di impianti realizzati con loro con il problema aggiuntivo di non avere più un punto di riferimento certo per l’assistenza e l’aggiornamento.

E ora?
Siamo davanti a una nuova ripartenza.
Pochi i nuovi impianti, ma tanti quelli che hanno bisogno di essere rimessi in sesto, a partire da una più ragionevole considerazione della loro sostenibilità.

Fortunatamente non tutte le aziende impiantistiche hanno battuto in ritirata e sul mercato c’è know-how che le difficoltà del momento hanno fortemente affinato, facendo della via italiana al biogas un tratto di eccellenza apprezzato nel mondo.

Certo, addio sogni di diventare nuovi Paperoni col biogas.
Lo si sapeva fin dall’inizio, ma era più facile farsi convincere del contrario.

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