Cercate l’efficienza tecnica, troverete (anche) l’efficienza ambientale

Non è certo una cosa nuova, ma fa sempre effetto vedere, dati alla mano e aziende confrontate tra loro, come ci sia un intreccio virtuoso tra l’efficienza tecnica e sostenibilità ambientale.

Ultimo in ordine di tempo un recente webinar ad hoc che ha fornito indicazioni illuminanti in proposito. In particolare una tabella riassuntiva che confrontava gruppi di aziende da latte lombarde per caratteristiche tecniche e gestionali e metteva il tutto in relazione al loro impatto sul cambiamento climatico, espresso in kg di CO2 equivalenti per kg di latte corretto per grasso e proteina (kg CO2 eq/kg FPCM).

Cominciamo da un primo dato: le migliori aziende sul piano ambientale avevano un valore 1,19; quelle intermedie 1,78 e quelle peggiori 2,79. E già questo indica come sia ampia la differenza tra realtà simili e come molto ci sia da fare.

Andando a guardare meglio i dati, si nota che le più virtuose dal punto di vita ambientale erano quelle con i parametri tecnico-produttivi migliori: facevano più latte per capo di media, avevano una dairy efficiency migliore, età al primo parto più precoce, meno giorni di intervallo parto concepimento. Un po’ meno marcata, ma pur sempre presente, era la differenza in termini di presenza di sensoristica di precisione, che premiava le più virtuose. Idem per la partecipazione a corsi di aggiornamento.

E il benessere animale?

Ebbene, anche per questo aspetto c’è un legame strettissimo con l’efficienza tecnica e la virtuosità ambientale. Infatti, considerando la cosa in IBA, (l’Indice di Benessere dell’Allevamento, un sistema di valutazione messo a punto dal Crpa che stima la potenzialità dei metodi d’allevamento e delle strutture a fornire un certo livello di benessere degli animali) le aziende più efficienti avevano un livello di benessere animale doppio rispetto alle meno efficienti.

Che conclusioni trarre?

Che puntare all’efficienza tecnica dell’azienda (nella gestione, nelle scelte di selezione, negli approvvigionamenti) porta automaticamente un miglioramento nella sua efficienza ambientale. Quasi un automatismo.

Non solo: potenziare il benessere animale è un fattore di progresso sia tecnico che ambientale, perché ha ricadute dirette sull’efficienza tecnica e quindi anche sulle emissioni.

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