Ridiamoci su. Consigli per fare colpo in società parlando male del latte (e di chi lo produce)

Come il blu: fai sempre la tua figura. Sportivo, classico, ti smagrisce se sei cicciottello, ti dà sostanza se sei secco. Insomma, una garanzia.

 

Lo stesso, da qualche tempo, riguarda il parlare – male – del latte e dell’allevamento.

 

Potevo quindi esimermi dal dare qualche consiglio, ovviamente  non richiesto, per ben figurare in società, con un argomento così alla moda? Ovviamente no.

 

La regola aurea è: butta fango su chi alleva e farai sempre la tua figura.

 

Immagina e racconta le cose più turpi e innominabili fatte dentro una stalla e sarai guardato con simpatia dai maestri di pensiero, quelli ovviamente sempre dalla parte giusta.

 

Meglio ancora: racconta, magari stando nel vago, di intolleranze alimentari misteriose magicamente scomparse da quando sei diventato vegetariano o, ancora meglio, vegano.

 

Vedrai che successo tra la gente che piace, che gridolini di soddisfazione accarezzeranno il tuo ego.

 

E come verrai considerato intelligente, moderno, compassionevole, avanzato, inclusivo, umano.

 

Se poi vorrai veramente lasciare il segno, non dimenticare di citare le sofferenze dei poveri animali dentro le stalle-lager, magari vantando delle conoscenze dirette per blitz fatti di nascosto qua e là in qualche allevamento, ovviamente orribile, che a ricordarle stai male (“Ho visto cose…”).

 

Lascia intendere che quello che certi programmi televisivi mettono in onda nelle loro inchieste è niente, rispetto a quello che potresti dire. Certo, trova subito un cambio rapido di conversazione, mica che qualcuno ti chieda dettagli e prove oltre lo slogan.

 

Racconta anche – mi raccomando, con intensità e trasporto – che non si può minimamente sapere cosa mangiano gli animali allevati, che vengono forzati a fare di tutto: produrre latte giorno e notte, non dormire, stare in piedi, azzoppati, punturati, pastigliati, ormonati e poi macellati.

 

Parla anche dell’inquinamento (e qui non guasterebbe uno sguardo malinconico rivolto al cielo, una volta così azzurro e bello, e adesso… oppure citare Greta, fa sempre chic e non impegna), dei gas serra, di quanto (“lo avreste mai pensato? Dico, è davvero una cosa terribile, altro che le fabbriche!”) inquinino le “mucche” nelle loro stalle lager (già detto, lo so, ma il concetto deve essere ribadito perché fa sempre piacere), dello spreco di acqua che ci vuole per fare latte, delle terre inaridite dalle colture intensive, del fatto che siamo in troppi e che non ci sarà cibo per tutti.

 

Se volete fare anche allusioni a nessi con le scie chimiche fate voi, non mi prendo la responsabilità. La cosa è un po’ acrobatica, pensateci bene. Certo però  che l’accostamento vi accrediterebbe come persona di eclettica preparazione, capace di cogliere collegamenti che sfuggono ai più.

 

Ricordate che la regola è: parlare, parlare e mai argomentare. Slogan, non riferimenti a ricerche.

 

Bene, fate tutto questo e farete un figurone, perché questo è ciò che le orecchie moderne vogliono ascoltare.

 

Solo un consiglio, però, per non rischiare di rovinare tutto proprio sul più bello e rendere vano il mio sforzo.

 

Sorvolate sul fatto che avete trovato quelle vecchie fotografie della nonna o del nonno, che alla vostra età dimostrava il doppio dei vostri anni (e avevano, a andare bene, la metà dei vostri denti). O di quei dati statistici che mostrano come l’altezza della popolazione italiana e l’età media siano notevolmente cresciute dal dopoguerra a oggi anche grazie a un’alimentazione più ricca di proteine animali.

 

Per carità, non citate quanta acqua, quante risorse, quanto lavoro umano sottopagato serve per costruire quello smartphone che cambiate ogni anno o per produrre quei jeans così alla moda di cui avete gli armadi pieni. non parliamo della CO2 emessa dalla vostra auto nei vostri spostamenti, considerando che non fate più di 10 metri a piedi.

 

Sareste veramente dei somari, infine, se vi lasciaste scappare qualche osservazione su tutti quegli allevamenti che avevate visto prima che scoppiasse il vegetalismo ideologico e che, nei vostri ricordi di bambino, non sembravano proprio dei luoghi di tortura. Anzi: vi divertivate proprio.

 

No, no, no! Non fatelo!

 

Teneteli per voi questi pensieri impuri! Tutto l’audience che avrete costruito fino a quel momento, seguendo i miei consigli, si sbriciolerà.

 

La simpatia verso di voi si trasformerà, inesorabilmente, in odio.

 

E quella signora così patinata e moderna, a cui stavate facendo il filo e che vi guardava con occhi sognanti mentre parlavate così bene, si innamorerà di colpo del pallido giovanotto appena entrato nel locale, che sorseggiando latte di avena, inizierà a raccontare di allergie alimentari, di benefici ricevuti abbandonando la carne e il latte, di allevamenti-lager…

 

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2 pensieri riguardo “Ridiamoci su. Consigli per fare colpo in società parlando male del latte (e di chi lo produce)

  1. Lei è veramente un fenomeno! Sono del settore e i suoi blog li leggo sempre con molto interesse! Questo articolo è fantastico! Mi ha fatto sorridere e nell stesso momento arrabbiare! Complimenti ancora.

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