Come saranno le stalle di domani?

 

Già chiedersi come saranno le stalle di domani è un segno di ottimismo, perché presuppone che per questo settore in Italia continui a esserci un futuro. Non sempre è così evidente. Non già per chi le stalle le manda avanti, partendo ogni mattina con uno slancio e una determinazione che le circostanze del momento scuotono ma non abbattono, ma per tutto il contorno politico-istituzionale che agisce in ordine sparso e contraddittorio, senza che si materializzi una strategia chiara, un orizzonte comune verso il quale remare tutti quanti insieme.

 

Ma questa è un’altra storia.

 

Questi ultimi anni hanno visto l’ingresso deciso nelle stalle di tecnologie importanti, capaci modificare grandemente – grazie all’automazione di processi chiave – la routine di lavoro in allevamento.

 

Il robot di mungitura è l’esempio più importante, ormai largamente presente anche nelle stalle italiane.

 

Un secondo campo di automazione su cui sono impegnate aziende impiantistiche di rilevanza mondiale – spesso le stesse già attive nell’automazione della mungitura – è quello dell’alimentazione. Qui, almeno per l’Italia, siamo agli inizi, ma, se il trend sarà lo stesso visto con i robot di mungitura, le cose potrebbero cambiare e i robot per l’unifeed diventare una presenza (quasi) normale nelle stalle.

 

Tralasciamo in questa analisi gli effetti sulla mungitura e sull’alimentazione delle bovine derivanti da un approccio automatizzato, che inverte il paradigma tradizionale: non più uno o due momenti giornalieri per un’operazione che riguarda tutta la mandria (la distribuzione del carro o la mungitura), ma la stessa operazione frazionata nelle 24 ore, con il coinvolgimento di frazioni della mandria. Idem per gli effetti sulla gestione derivanti dalla massa di dati raccolti.

 

Concentriamoci sulle strutture e sugli spazi.

 

È chiaro che laddove è presente un robot di mungitura (o più) e un robot per l’unifeed, certe necessità vengono meno.

 

Ad esempio la grande sala di attesa dimensionata per grandi gruppi di mungitura; o l’ingombro della sala di mungitura stessa, tutt’altro che trascurabile. Non vanno dimenticate poi i percorsi di ingresso e uscita.

 

E con il robot che si occupa di unifeed?

Anche in questo caso nella stalla si restringono misure fino ad oggi ritenute indispensabili.

 

Ad esempio la corsia di alimentazione centrale a misura di trattore e carro unifeed.

 

Sia che si tratti di distributore su binari fissi che di distributore che viaggia su ruote, le misure di cui necessita il robot per l’unifeed sono sicuramente inferiori. Non dimentichiamo poi che, con la distribuzione robotizzata dell’unifeed non è più fondamentale la possibilità che tutte o quasi le bovine accedano contemporaneamente alla mangiatoia.

 

Infatti, con la distribuzione frazionata in tanti momenti (giorno e notte), l’accesso al pasto coinvolge una parte delle bovine, mai la totalità.

 

Mettendo insieme le due cose è evidente che le superfici strettamente necessarie per una stalla “robotizzata” diminuiscono.

 

A meno che non si sfrutti questo extra-spazio per abbandonare le cuccette e passare alla lettiera coltivata, per la quale le superfici necessarie aumentano rispetto alle cuccette, ma aumenta anche nettamente (per esperienza di chi la pratica e se le cose sono fatte bene in termini di corretta gestione della lettiera) il benessere delle bovine, si riducono i problemi agli arti e aumenta la durata in stalla degli animali.

 

E sulla protezione dal caldo della mandria? Sicuramente la stalla di domani dovrà pensare di mettere la stessa cura (e le stesse dotazioni) per attenuare il disagio estivo anche in asciutta: ormai è chiaro che gli stress in questa fase hanno un impatto non solo sulla lattazione futura della bovina ma anche sulla carriera della figlia.

 

Ma c’è dell’altro.

 

Non sono molti in verità, ma qualcuno tra i più noti impiantisti sta lavorando su progetti che prevedono una stalla chiusa, coibentata perfettamente, con impianti di ventilazione mutuati da quelli delle strutture avicole, abbinate a sistemi per il raffrescamento dell’aria in ingresso.

 

Un’ipotesi minoritaria, per alcuni un po’ eretica, che va in direzione opposta rispetto alla corrente attuale. Ma che in certe situazioni, in certe aree, con disponibilità energetiche a basso costo (ad esempio con la prossimità di impianti biogas) potrebbe avere uno sviluppo, aiutata dal ridimensionamento delle superfici necessarie per stalle robotizzate.

 

Qualunque sia la direzione, una cosa è certa: le stalle di domani avranno tanta tecnologia dentro. Servirà la consulenza di agronomi, di veterinari, di genetisti e anche di ingegneri.

 

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