Gestire una crisi di comunicazione, settimo gradino: social media, utili o dannosi nella tempesta?

Siete dentro una crisi di comunicazione, cioè vi siete trovati presi di mira per qualche cosa che è stato visto e, magari, filmato e quindi diffuso nella vostra stalla.

 

Non è difficile che qualcosa si trovi su cui zoommare e ricamare per provare che l’intrepido incursore si è imbattuto in un “lager” di animali. Inutile illudersi.

 

Detto ciò, su come poi procedere ci sono sette gradini prima di questo, che chi è arrivato fin qui ricorderà.

 

E ricorderà anche il riferimento è  un esperto di comunicazione di crisi, Chuck Sanger.

 

Che, arrivati a questo punto considera un aspetto chiave, i social.

 

Ebbene, il consiglio è quello di fare molta attenzione: generalmente, anzi, scoraggia di entrare nella polemica social, soprattutto se non si è ben sicuri di quello che si vuole dire, delle ragioni da proporre, delle prove da fornire.

 

E, dettaglio non da poco, sul modo di farlo in maniera efficace (entrando in polemica inevitabile con chi i social li sa usare con i fiocchi e i controfiocchi) per non darsi la zappa sui piedi. 

 

Soprattutto se la vostra comunicazione social fino ad allora è stata generica, senza un filo conduttore, cioè senza lo scopo preciso di delineare l’azienda per quello che è, per la sua etica, per la sua applicazione sul benessere animale.

 

E poi… ma qui si arriva all’ottavo e ultimo gradino. Avere pronto un set di messaggi chiave da diffondere tempestivamente.

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