Gestire una crisi di comunicazione. Primo gradino, avere un piano

Gestire una crisi di comunicazione (esatto, ci sono anche queste): pensate che sia facile?  Mi spiego meglio. Magari non capiterà a tutte le aziende che allevano animali, probabilmente capiterà a poche, ma sicuramente non c’è azienda che possa ritenersi totalmente al sicuro da un’incursione di chi sappiamo, con tutte le conseguenze del caso: denunce addolorate, scandalizzate, indignate.

Inutile giraci intorno: un allevamento attira certe anime belle come il miele le mosche.

È così, sarà così ancora di più in futuro.

Ebbene, tornando al punto, siamo attrezzati per gestire, sul piano della comunicazione, o, meglio, della contro-comunicazione, una situazione del genere?

Rispondo io: no.

Ecco perché questi consigli, che non sono miei ma di Chuck Sanger, un esperto di comunicazione in situazioni di crisi, mi sembrano interessanti. Come per l’air bag dell’auto, che nella stragrande maggioranza dei casi non sappiamo nemmeno se c’è veramente, dato che resta lì tranquillo al suo posto senza essere chiamato in causa, ma comunque meglio che ci sia.

Cominciamo dal primo consiglio (sono nove, quindi è chiaro che andremo avanti un po’): avere un piano.

Che significa?

Semplice. Come spiega il comunicatore è difficile mettere insieme qualche cosa di sensato mentre si è nel pieno del frullatore mediatico. Non c’è la freddezza per ragionare, si rischia di fare e parlare a sproposito e fare più danno che utile.

Meglio, molto meglio, fare prima, immaginare una situazione che potrebbe avere luogo e a tavolino predisporre le contromisure comunicative più sensate, permettendosi il lusso di limare, cambiare, aggiustare finché troviamo la via migliore da percorrere. Un piano di azione, pronto da usare al bisogno, per fare realmente l’interesse dell’azienda e non reagire d’impulso.

Già, ma non è così facile districarsi tra tutti i meandri e le zone oscure della comunicazione, con i suoi effetti, le sue trappole, i suoi scherzi. Meglio allora – consiglia, anche se qui si può immaginare una certa posizione di parte – appoggiarsi a un esperto di comunicazione per definire con lui questo piano.

Dunque – e ci fermiamo qui – primo gradino: avere un piano.

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