Asciutta selettiva: il 2022 non è lontano. Anzi, è assai vicino

Perché il 2022 è una data importante, di quelle da segnare con più circoletti attorno al numero?

 

Semplice: scatterà l’obbligo dell’asciutta selettiva. Detta così è facile e didascalico, ma la realtà che ci sta dietro è complessa e tutt’altro che facile.

 

Questo perché il trattamento antibiotico all’asciutta su tutte le bovine è stato uno strumento formidabile di miglioramento nella stalla da latte, sanitario, qualitativo, produttivo. E, ancora oggi, l’idea di abbandonarlo fa correre più di un brivido lungo la schiena a molti allevatori, e non solo quelli di retroguardia.

 

Ecco perché non va perso tempo e tutto ciò che va nella direzione di rendere la stalla pronta a questo passo va implementato prima possibile.

 

Perché come tutti i cambi drastici di un metodo consolidato non si arriva al risultato desiderato se non attraverso tentativi, mezzi passi falsi, aggiustamenti in opera. E questi richiedono tempo, non possono essere fatti con l’acqua alla gola di una scadenza prossima.

 

Lo dicono le esperienze di chi sta già lavorando in questo senso: l’asciutta selettiva non è una passeggiata. Si deve cambiare totalmente l’approccio all’allevamento.

 

In termini di:

 

  • mentalità, perché si deve ragionare in ogni scelta e in ogni operazione in termini di prevenzione di ogni possibile infezione;

 

  • strutture, soprattutto l’area dove si svolge l’asciutta: spazio adeguato, lettiere pulite, magari possibilità di separazione tra gruppi diventano la regola generale, non l’eccellenza di qualcuno;

 

  • selezione e scelte di mandria, perché serviranno (servono) animali in grado, il più possibile, di cavarsela da soli, di resistere alle infezioni, di mantenere mammelle sane. Se cambia il tracciato della corsa, se dalla pista si passa allo sterrato, la macchina che avrà dato ottimi risultati prima potrebbe non essere più adatta ad affrontare fango e buche. Il tempo per farsi un nuovo “parco auto” più adatto al nuovo tracciato ci sono. E ci sono anche tanti strumenti per fare una selezione efficace. L’importante è avere in mente l’obiettivo e sapere che è una priorità.

 

  • cellule somatiche e, soprattutto, differenziale cellule somatiche. Questo è un capitolo da tenere strettamente monitorato, perché ci sono interessanti sviluppi. Il tema dell’asciutta selettiva si intreccia con quello delle cellule differenziali, ossia la capacità di perfezionare il dato delle cellule somatiche, andando a vedere meglio che tipo di cellule sono, perché da qui arrivano informazioni preziose sulla sanità della bovina e, quindi, sulle modalità di asciugatura e di trattamento o non trattamento. La soglia convenzionale delle 200mila cellule per definire il rischio mastite rimane, certo, ma è sempre più evidente che essa sia una attrezzatura ormai insufficiente per guardare alle prossime scadenze e ai metodi di lavoro per centrare l’obiettivo. Una vacca a rischio, ad esempio, potrebbe essere anche una anche con poche cellule somatiche in senso “classico”, ossia con una valutazione numerica indifferenziata.

 

Già, ma chi paga?

 

È la domanda classica che sorge allorché un nuovo scenario si affaccia all’orizzonte, uno scenario che presuppone costi e impegno.

 

Meglio non illudersi di trovare risposte dal prezzo del latte pagato alla stalla, salvo per chi fosse in netto anticipo sul gruppo e potesse già oggi offrire ciò che sarà obbligatorio per tutti domani.

 

Tuttavia c’è un “tesoretto” a cui attingere: il risparmio legato alla riduzione delle mastiti nella stalla. In un recente incontro un noto ricercatore ha spiegato come per un’azienda media con 150 capi l’incidenza sul bilancio delle mastiti può portare a perdite anche di 40mila euro all’anno.

 

Quindi?

 

Quindi fare divenire il problema del passaggio all’asciutta selettiva una opportunità per rivedere tutto l’approccio al problema mastiti e allappanti della stalla è l’unica via da percorrere.

 

Lo dice la normativa e lo potrebbe dire anche il bilancio.

 

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